Santa Irene di Salonicco
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Insieme alle sorelle Agape e Chione (o Chiona, o Chionia) fu martire a Tessalonica, odierna Salonicco. Figlie di padre pagano, le tre giovani si rifugiarono sulle montagne per sfuggire alla persecuzione di Diocleziano, portando con sé i libri sacri. Tornate in città e scoperte come cristiane, furono accusate presso il governatore Dulcizio di aver rifiutato il cibo dei sacrifici agli idoli. Avendo ripetutamente rifiutato tale gesto, Agape e Chiona furono arse vive. Dulcizio venne a sapere che Irene aveva conservato i libri sacri, tentò aver da lei i nomi di coloro che le avevano aiutate a metterli in salvo, ma Irene riuscì a non fare alcun nome, dicendo che avevano mantenuto il segreto anche con gli amici. In una commedia del sec. X che rievoca il trionfo della virtù delle sante vergini, Dulcizio, libidinoso, cercando di raggiungerle nottetempo per approfittarne, essendo ubriaco finì in una cucina e abbracciò e baciò i vasi, sporcandosi vergognosamente. Irene poi fu condotta in un bordello, e si tentò di violarne la virtù, ma non si poté farle danno e fu infine bruciata, e con essa i sacri libri che aveva custodito. E' patrona di Altamura poiché la città, particolarmente esposta alle intemperie e ai fulmini per la sua posizione geografica a ridosso delle Murge, nel 1721 ricorse a Irene per salvarsi da un fortunale, e la proclamò patrona secondaria della città. La sua festa ad Altamura si celebra insieme quella di san Giuseppe, il 5 maggio, a ricordo del prodigio.
Principali patronati: ALTAMURA (Bari),
Attributi: Palma, Vaso.